EVENTI 2026 DEL COMITATO BERGAMASCO ANTIFASCISTA
Giorno della memoria 2026 - 27/01/2026
Intervento del Presidente Onorario Carlo Salvioni in occasione del Giorno della Memoria 2026:

Signora Sindaca, Autorità, cittadine e cittadini, come ogni 27 gennaio ci troviamo di fronte alle ceneri dei deportati nei campi di sterminio per rendere loro doveroso omaggio. E come ogni 27 gennaio, ma anche come ogni altro giorno dell’anno, non possiamo non commuoverci davanti all’immane tragedia che fu la Shoah, voluta, pianificata secondo una criminale logica industriale, attuata perseguendo l’obiettivo della “soluzione finale” per l’eliminazione fisica del popolo ebraico, ma anche degli oppositori del fascismo e del nazismo, dei diversi e degli appartenenti alle cosiddette “razze inferiori”. E che trovò vaste complicità nel fascismo italiano e in tante persone e regimi, sottoposti al giogo nazista, di molti altri paesi d’Europa. Un orrore che non cessa di gravare sulle nostre coscienze, concepito per il trionfo della “razza eletta” e per realizzare la sua egemonia universale.

Ma questo giorno della Memoria ci induce anche a ulteriori riflessioni.

Ancora una volta, per meglio comprendere di che cosa stiamo realmente parlando, farò ricorso alla letteratura. In un romanzo “L’autre” (L’altro) pubblicato in Francia nel 1951 dall’editore Gallimard ( attenzione alla data) e in Italia da Einaudi nel 1955, con prefazione di Elio Vittorini, l’autore, Charles Rohmer, racconta di una vicenda che si svolge in un campo di sterminio. Il libro è incentrato sulla figura del direttore, che appare come un buon padre di famiglia, che si preoccupa per la salute della piccola figlia, sentimentale, amante della musica, rispettoso degli animali. “Un burocrate del Male”, lo definisce Leonardo Sciascia nella sua introduzione a “La Storia della colonna infame” di Alessandro Manzoni, edita da Sellerio nel 1981. “ Viene da pensare” dice il grande scrittore siciliano, “ a quel libro di Charles Rohmer- L’altro- che è quanto di più terribile ci sia rimasto nella memoria e nella coscienza di tutta la letteratura sugli orrori nazisti pubblicata dal 1945 in poi: una dimostrazione per assurdo, in cui è proprio la parte di umanità rimasta nei burocrati del Male, la loro capacità di sentire e agire come tutti noi, a dare la misura della loro negatività”. Qualche anno più tardi- 1963- Hannah Arendt darà alle stampe “La Banalità del Male”, reportage sul processo Eichmann dove le persone ordinarie diventano attori partecipi degli ingranaggi dei sistemi totalitari. Tutto questo per comprendere che può succedere anche a coloro che si spendono per una causa giusta e manifestano buoni sentimenti, per esempio a favore dei diritti del popolo palestinese, di diventare complici inconsapevoli di chi vuole soltanto una nuova “soluzione finale”. Cioè la cancellazione dalle carte geografiche dello stato d’Israele e l’annientamento di ogni ebreo ovunque si trovi o addirittura di chiunque si opponga a una tale soluzione, definendolo con spregio “sionista” e “ sparare a un sionista non è reato”. Probabilmente chi usa termini come questi sarà qualcuno d’insospettabile e, come il giovane che ha pronunciato la frase terribile di cui sopra all’indirizzo di Giorgio Gori nella nostra Università, magari anche un bravo studente e un figlio rispettoso. E proprio per tali ragioni la sua negatività potenziale verrà trattata dalle autorità accademiche e dalla famiglia con benevolenza. Ma sarebbe un errore molto grave. Chi ha vissuto gli anni dello stragismo nero e del terrorismo rosso, come il sottoscritto, lo sa benissimo. Aver considerato con sufficienza le prime dimostrazioni di estremismo, come fosse l’acne giovanile che sarebbe passato con l’età o aver formulato la celebre definizione: “ sono compagni che sbagliano”, furono errori di prospettiva pagati poi a caro prezzo.

David Meghnagi, professore e membro della Società psicoanalitica italiana, intervistato da “Il Foglio” sull’odierno significato dell’Olocausto, che si svolge in un clima molto diverso rispetto al passato, afferma senza incertezze che “ Da latente l’antisemitismo è tornato manifesto. A differenza del vecchio antisemitismo il nuovo antisemitismo non nega la tragedia della Shoah. In modo cannibalico se ne appropria trasferendo le immagini demoniache, un tempo rivolte contro gli Ebrei, sullo stato degli Ebrei. In questa perversa logica lo stato degli Ebrei diventa l’Ebreo degli stati, colpevole ontologicamente per il solo fatto di esistere. Diverse ricerche dimostrano che i sentimenti di odio antisemita non sono scaturiti in conseguenza della conflagrazione bellica scaturita all’eccidio genocidario compiuto da Hamas il 7 ottobre 2023, ma nella sua immediatezza, riesumando come causa prima dei fatti la nascita dello stato d’Israele nel 1948.”. “ L’antisemitismo proposto come antirazzismo consente di sentirsi anticolonialisti senza pagarne i costi “, continua Maghnagi, “ in questa perversa alleanza il nazionalismo panarabo, i movimenti terzomondisti e filosovietici hanno offerto patenti di legittimità anticoloniale ricevendo in cambio un atteggiamento di riguardo sulla violazione dei diritti civili e sull’oppressione delle relative minoranze”. Alla domanda su cosa suggerisce allora, risponde “ Bisogna incrementare le buone pratiche nella vita universitaria e nell’informazione pubblica. Curare le parole malate in cui si è sviluppato il dibattito su conflitti che hanno origini lontane e che richiedono saggezza per essere affrontati. Occorre riportare al centro la complessità del reale e della conoscenza anche nella comunicazione e nella divulgazione”. La diagnosi è chiara. La ricetta condivisibile. “ E’ necessaria un’alleanza bipartisan tra le forze democratiche, che devono marciare assieme per proteggere la libertà e la tolleranza in nome dei valori costituzionali. Ci si può dividere su molte altre questioni, ma non su questa perché è vitale per la nostra democrazia”. Diceva Turati che se si perde una libertà, le si perdono tutte